AÚN NO ESTABA A TU NOMBRE

Anita Piscazzi

 

Per privarmi di me stessa e degli altri,

ho alzato le vele alla primavera,

ho seguito il cespo di muschi

 

perché sotto le scarpe

si attaccasse la polvere della mia terra,

 

per ricordarla, quando gli altri non mi riconoscono.

 

Sono fuscello che vola, mendicante di anfore eterne,

ad ogni alba prego che l’acqua sia fresca

che l’essere mio più fonte non veda.

 

 

Segretamente abitai il mio senso cieco e oscuro,

a me muoio.                              

 

Restai muta inclinando il capo a una solitudine fonda,

entrai dove non sapevo, immaginandomi

salva dagli appetiti dello scontento inquieto.

 

La febbre cresce, come bocca affamata divora,

 

abbuia lo spirito.

 

Allontanai il piede dall’affezione dei corpi,

perché da loro non può entrare luce.

 

 

Io non ero ancora nel tuo nome,

un passero viene a trovarmi.

 

Ogni mattina dai rami mi guarda.

 

Quell’attimo è antico, quel passero

mi fissa nel cuore.

 

L’occhio mio non vede che l’eterno.

 

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1 comentario en «Aún no estaba a tu nombre»

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